Giornata di lavoro pesantissima.
Cento cose insieme, telefono impazzito, un continuo reinserire password su sei programmi aperti che alternano lo stand-by e, in più, lo schermo che mi propina, ogni due minuti, pesci gialli che nuotano felici in mezzo alla barriera corallina di non so quale paradiso sommerso.
Bastaaaaa! Per oggi basta! Spengo tutto e scappo via!
Finalmente scorgo il timbratore in fondo alle scale e sono così felice che lo bacerei! Striscio il badge e sono fuori!
Aaaaaahhhh! Finalmente questo venticello leggero come un balsamo sul mio viso!
Veloce veloce attraverso al semaforo, rovistando nella borsa per cercare le chiavi della macchina e in pochissimo tempo sono dentro. Ma non parto subito, ho bisogno di sciogliermi, di cinque minuti di rilassamento e di respiri profondi, con gli occhi chiusi, in solitudine, in silenzio. Devo smaltite un po’ la tensione accumulata durante il giorno.
Ho voglia e bisogno di andare a casa al più presto e nello stesso tempo di catapultarmi in cima ad una montagna in assoluta solitudine.
Mammamia come è diventato complicato il vivere quotidiano! A volte penso che sia l’inclemente incedere dell’età, ma poi…mi rendo conto che è uno stato d’animo comune e mi consolo così.
Indosso la cintura e metto in moto. In automatico si accende la radio e ne sono particolarmente contenta oggi. Ho bisogno di distrarmi, di staccare definitivamente la spina da questa stressante settimana lavorativa.
Mi infilo nel traffico cittadino e canticchio soprappensiero, fino a che mi giungono le note di: Da ya think i’m sexy di Rod Stewart.
Adoro questo brano!
Lo adoro!
Rappresenta la mia adolescenza, le passeggiate con le amiche cercando con lo sguardo il ragazzetto che mi piaceva, la timidezza impacciata che contrastava con le mie sensazioni, quelle di una ragazza che stava crescendo e sentiva l’esigenza di vivere leggera la sua età, ma non sapeva da dove cominciare. Che tempi!
Ogni volta che mi capita di ascoltarla, questa musica mi entra dentro prepotente e mi incarto nei ricordi. Allora ne apprezzavo il ritmo, senza riflettere molto sulle parole; in modo acerbo mi suscitava emozioni, ma erano indefinite, come indefinita ero io, un bozzolo assolutamente inconsapevole del suo diventare farfalla.
Cantavo a memoria e con la giusta incoscienza:
If you want my body and you think I’m sexy
Come on, honey, tell me so
If you really need me just reach out and touch me
Come on, sugar, let me know
Mi viene da ridere, ora per allora, per la traduzione, sulla quale mi sono documentata diversi anni più tardi.
Se tu vuoi il mio corpo e pensi che io sia sexy
Avanti, tesoro, dimmelo
Se tu davvero hai bisogno di me, vieni e toccami.
Mi viene anche da pensare che non sapevo chi ero…ma ero già.
Di certo so che questo brano è sicuramente una delle colonne sonore della mia vita ed è sempre bellissimo e trascinante riascoltarlo. E così, in macchina, ferma al semaforo, bloccata dalla cintura, canto e mi agito tutta, scandendo il ritmo sul volante con le mani e muovendo avanti e indietro la testa, gustandomi la musica e la voce graffiante di Rod.
Sono in un mondo mio.
Mi guardo intorno e mi accorgo che due ragazzi, da un’auto poco distante, mi osservano divertiti e sorridono tra loro; chissà, magari stanno anche un po’ ridendo di questa signora che fa a botte col tempo che passa.
Gli strizzo l’occhio sorridendo e gli faccio ciao.
“Cocchi miei” – penso tra me – ”Il tempo passa e, obiettivamente, questo è un dato di fatto, ma la vitalità che ho dentro non me la toglie nessuno, e vi sfido! Cavolo se vi sfido!”
SANDRA per @tantipensieri
immagini dal web