La notte era buia, piovigginosa, il cielo pieno di nuvole cariche di pioggia e sembrava che fosse pronto a scaricarle da un momento all’altro con una potenza devastante.
E lui era lì, a guardarla mentre andava via; lei aveva il passo di chi ha preso la sua decisione ed è intenzionata a portarla avanti, fino alla fine. Ogni tanto si girava a guardarlo, un timido sorriso, un saluto con la mano, un bacio soffiato, ma lui rimaneva sempre lì, impietrito, inebetito, come se non sapesse più muoversi, come se non sapesse più vivere.
La sua mente era un turbinio di emozioni, ancora non si rendeva conto di cosa era successo. Improvvisamente ogni momento gli passò davanti agli occhi, come in un film.
Dal primo incontro, emozionante quanto inaspettato, un incontro che aveva cambiato, anzi stravolto la sua vita, un momento dal quale non aveva mai saputo nè voluto uscire. Un pomeriggio intero passato a chiacchierare amabilmente del più e del meno, ridere e scherzare, conoscersi. Quel giorno aveva subito intuito che la donna che aveva di fronte non era come tutte le altre, ma era esattamente il completamento del suo essere. Un pomeriggio concluso con un mezzo bacio, strappato, che voleva dire tutto, ma che non era nulla.
E poi l’amore che era nato, cresciuto, cercato e coccolato, difeso strenuamente senza arrendersi mai di fronte alle mille difficoltà, di fronte ai dubbi e ai ripensamenti. Ma loro c’erano sempre stati; erano capaci di litigi furibondi e di rasserenamenti improvvisi. Il loro rapporto era una specie di montagne russe, oggi su in alto e domani nel baratro, e poi di nuovo su … più su … sempre più in alto, fino alla successiva discesa. Soffrivano in questi momenti di vuoto, soffrivano come cani, con lo stomaco chiuso e gli occhi pieni di lacrime, ma quando veniva il momento di fare pace era una festa per il cuore.
I loro incontri, sì quegli incontri fatti di intrigo e passione, momenti in cui i loro corpi erano fusi in un corpo unico, dove le loro bocche si cercavano e le loro mani non smettevano di cercare, bramare, graffiare. Dove i morsi e gli schiaffi facevano da contorno ai baci e alle carezze, dove ogni indecenza era lecita perchè c’era l’amore, dove non c’era limite nè confine. In quei momenti lui le ripeteva ossessivamente “Sei mia…” e quella frase la faceva sentire protetta e coccolata, le faceva sentire che per lui non esisteva altro al mondo oltre che lei. E gli rispondeva “Sì, sono tua, fai di me ciò che vuoi.”
Si erano fottuti la mente prima del corpo. La loro intesa era prima di tutto mentale; ognuno dei due sapeva esattamente cosa l’altro pensava e voleva. Conoscevano ogni minimo particolare del loro corpo e della loro mente e questo gli consentiva di darsi piacere in ogni modo e in ogni occasione, anche con uno sguardo, una parola, un respiro. Un piacere forte, intenso, che li faceva sentire vivi e invincibili.
Ma ora lei se ne stava andando, le sue certezze stavano cadendo una ad una.
La guardò mentre si avvicinava alla porta di casa, con la morte nel cuore aspettò che salisse e che, come ogni sera, gli inviasse il messaggio che era a casa. Era una cosa che lui le aveva inculcato … ogni sera, rincasando, lei doveva avvertirlo, era il suo modo di starle vicino e di riuscire a dormire tranquillo.
Anche quella sera arrivò il messaggio, anche quella sera lui era tranquillo.
Iniziò a camminare, lentamente, senza meta; la notte era fredda e buia e in giro c’era pochissima gente, vista l’ora. Si fermò sul ciglio della strada, il suo sguardo era stralunato e perso. Un’auto si stava avvicinando e lui pensò a quali vite poteva contenere quell’auto.
Forse una persona che, come lui, era appena stata lasciata.
O forse un’allegra coppia di fidanzati o di sposi.
La guardò negli “occhi” mentre si avvicinava, il suo sguardo si fece di colpo fiero e deciso.
Era il momento, lo sentiva, lo percepiva … sarebbe bastato un passo, un piccolo passo in avanti e tutto si sarebbe compiuto … Il buio lo avrebbe avvolto, il freddo avrebbe pervaso interamente il suo corpo, avrebbe smesso di pensare, di soffrire, di amare.
La mente, questa sconosciuta … quanti viaggi fa la mente … quanti ricordi, quanti momenti, quanti sapori e quanti odori.
No, non poteva finire così, non era quello il modo, nè il momento in cui avrebbero potuto nè dovuto lasciarsi.
Il suo peregrinare senza meta e senza senso lo riportò nel solo luogo dove avrebbe dovuto essere, davanti alla porta della casa di lei. Avvicinò la mano, come un automa, senza sapere il perchè, e scoprì che la porta era aperta. Entrò lentamente, con decisione mista a paura salì la rampa di scale che lo divideva dall’ingresso del suo appartamento.
Entrò.
La vide in piedi nel corridoio, sfoggiava il suo sorriso migliore, quello delle grandi occasioni … ed era bellissima, anche più del solito.
Gli disse “Ti stavo aspettando, ho voluto metterti alla prova, ho voluto conoscere la grandezza del tuo amore”.
Lui le si avvicinò, la prese tra le braccia per non lasciarla più, MAI PIU’, andare via. E un bacio immenso, lunghissimo, ardente, desiderato a suggellare questa loro promessa d’amore per il resto della loro vita.
Gianni per Tantipensieri
Immagine dal web