La pizza è geniale.
Una delle invenzioni più incredibili di tutta l’umanità.
Mi chiedo io: “esiste davvero una persona alla quale non piace la pizza?” È universale. Esattamente come la musica.
Acqua, farina, lievito. Basta.
La sua bellezza risiede senza dubbio nella semplicità. Così come l’eccellenza.
Io adoro la pizza per diverse dinamiche. Gusto/olfattive, matematiche, filosofiche. La pizza dovrebbe essere oggetto di studio, perché è da sempre sinonimo di piacere e aggregazione sociale. La pizza unisce. Prendiamo un po’ di matematica. Pizza rotonda, cartone quadrato, fetta triangolare, il più delle volte un triangolo isoscele, ma se riuscite a piegarla in 4 parti otterrete un perfetto triangolo rettangolo. Base per pomodoro diviso mozzarella. Per gli intolleranti al lattosio s’intende..
Lei vuole bene a tutti. Ti concede sempre il beneficio della scelta. É sicuramente uno dei piatti più completi e apprezzati nel globo. Qui, per quanto riguarda il sottoscritto, entra in gioco il dilemma dell’ultima fetta. Tutte le cose prima o poi finiscono, e giunto all’ultima porzione inforco coltella e forchetta e inizio a tagliarla in pezzetti sempre più piccoli. Metto da parte l’ingordigia e divento un primario di chirurgia. Maggiori sono piccoli i quadratini e più spero che non finisca mai.
Certo, la pizza la posso prendere ogni volta che voglio. Ma ho qualche garanzia che sia buona come QUELLA pizza? Non lo so.
L’ultimo microscopico pezzo lo posso prendere con lo stuzzicadenti. È ormai freddo e plasticoso. Privo di sapore. E io solitamente lo lascio lì. Non per le peculiarità appena descritte, ma per avere l’illusione che non tutto debba finire per forza.
LORENZO PEDUTO per tanti pensieri.
Immagini dal web