Dovrebbe essere tutta un’altra cosa perché: Leardini, con grande musicalità e raffinata costruzione del verso, rende incantevole l’assenza di amore, motore e dramma di ogni sentimento non corrisposto; e usando insistentemente la metafora dell’alternarsi tra bella e brutta stagione per descrivere l’avvicendarsi dei moti interiori dell’animo, sospeso tra ciò che vorrebbe e quello che invece non ha, riesce a riprodurre con viva precisione quelle sensazioni di enfasi/abbattimento – gioia estrema/dolore profondissimo, connaturati a ogni amore vissuto da una parte sola, che suona con le note di una canzone da mare sulla bellezza irraggiungibile di un’estate che non tornerà più e che, forse, non è mai arrivata davvero.
Dovrebbe essere tutta un’altra cosa
la giovinezza
e non questo disperdersi d’estati
un lungomare rasoterra.
Prego ancora una corda dei giorni,
un tocco casuale che apra il cielo
nel gioco che cambia in abbraccio,
dovrebbe essere tutta un dieci agosto
un gran desiderare la paura.
(da La coinquilina scalza, La vita felice 2004)
@acorbetta per @tantipensieri
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