La tolleranza è la capacità di resistere a condizioni sfavorevoli o potenzialmente dannose. Secondo l’enciclopedia Treccani chiamasi tolleranza il rispetto della diversità.
Il principio di tolleranza si è affermato originariamente in riferimento alla religione, riconoscendo agli individui la possibilità di professare liberamente la propria fede e garantendo cosi la coesistenza pacifica di tutte le confessioni.
In senso più vasto invece, la tolleranza è intesa come rispetto di tutte le convinzioni non solo in materia di religione, bensì anche di politica, morale e scienza.
Oggigiorno si può davvero parlare di tolleranza? Vi considerate persone tolleranti? Vi siete mai chiesti qual sia la linea di demarcazione tra il dover essere tolleranti e la ribellione? È una linea sottilissima che divide il cerchio in due. La situazione ideale sarebbe la divisione del cerchio in due parti uguali ma così non è, ogni persona è diversa. Capita spesso di sentirsi indecisi sull’azione; che faccio: reagisco o sopporto?
Penso che la tolleranza verso il prossimo deve avere un limite. Si può essere tolleranti verso chi, in nome di un Dio, rivendica attentati con migliaia di vittime? Si può essere tolleranti verso chi ha ucciso la propria donna spinto da una gelosia o da una mente malata? Penso proprio di no, in questi casi la tolleranza non deve esserci, la tolleranza assoluta crea un danno reale ovvero dare un potere a gente che invece va frenata. Secondo alcuni studiosi, la tolleranza, verso il prossimo e in qualsiasi altro ambito, non può essere definita una virtù perché incentrata sulle condizioni sfavorevoli o potenzialmente dannose. Vado controcorrente e dico che per me la tolleranza sana è virtù perché, come scriveva Aristotele: “la virtù è una via di mezzo tra l’eccesso e il difetto”.
In parole povere, la tolleranza è sopportazione ma a tutto c’è un limite.
Giovanna Viola alias @GViola16
Immagine presa dal web